Lo fotografia più famosa: Ragazza Afgana

La sua opera più importante fu il ritratto “Ragazza Afgana”, scatto avvenuto all’interno di un campo profughi in Afghanistan.

Grazie a questa opera fu definito come “il fotografo di Sharabot Gula” che divenne anche la copertina del National Geographic nel numero del 1985. Non solo, la fotografia fu utilizzata per numerose brochure di Amnesty International.

Si afferma che l’identità della protagonista del ritratto che lo portò al vero successo, fu sconosciuta per moltissimi anni, ma quando l’autore andò a cercarla nel 2002 con un team del National Geographic, la ritrovò scoprendo il suo vero nome, fino a quel momento sconosciuto.

Decise così di immortalare nuovamente il suo sguardo e il suo viso, segnato da anni di dolore e sofferenza, ma sempre emozionante e affascinante: “La sua pelle è segnata, ora ci sono le rughe, ma lei è esattamente così straordinaria come lo era tanti anni fa”.

Nel mentre iniziò a far parte dell’agenzia Magnum, nota per i suoi ideali e lotte a favore della libertà di espressione e d’informazione.

Nel 1992 fu premiato e vinse la Robert Capa Gold Medal for Best Photographic Reporting from Abroad, per il coraggio dimostrato nelle sue imprese, tutt’altro che semplici.

Il viaggio in Pakistan e Afghanistan non fu certo l’unico della sua rinomata carriera, poiché si prese carico di documentare e fotografare tutti i conflitti internazionali e le conseguenze che ne derivarono.

Fu presente nelle guerre che coinvolsero l’Iran e l’Iraq, le Filippine, Beirut e testimoniò la Guerra del Golfo.