Steve McCurry: vita, libri e fotografie

Steve McCurry è il più importante esponente della fotografia contemporanea.

Le sue opere, diventate delle vere e proprie icone, da più di 30 anni hanno invaso riviste e libri contribuendo a creare degli ideali nell’immaginario comune e a rendere noti sentimenti, vite, anime e persone che, altrimenti, sarebbero rimaste nascoste.

Nato a Philadelphia il 24 febbraio del 1950 iniziò gli studi presso l’High School Marple Newton per poi proseguire la carriera scolastica alla Penn State University, orientato verso quella che allora fu la sua passione: diventare un regista.

Qui studiò cinema e fotografia e prese la laurea con il massimo dei voti in Arte e Architettura nel 1974.

Il suo interesse per la fotografia non fu immediato, ma nacque quando iniziò a lavorare per il quotidiano The Daily Collegian, della Penn State.

La sua formazione professionale continuò e lo portò al Today’s Post presso il King of Prussia per due anni, per poi lasciare tutto e dedicarsi alla carriera da fotografo freelance, partendo con un viaggio in India.

Quel viaggio che contribuì a dargli un nuovo scopo, una nuova missione e che lo aiutò a entrare silenziosamente nella vita dei soggetti raffigurati, facendoli comunicare attraverso il volto, lo sguardo e dando loro una voce.

Imparò ad attendere, attendere per trovare la via verso la verità intrinseca delle persone.

Se sai aspettare le persone si dimenticano della tua macchina fotografica e la loro anima esce allo scoperto” (Steve McCurry)

Il punto massimo della carriera fotografica di Steve arrivò quando attraversò il confine tra il Pakistan e l’Afghanistan, prima dell’invasione russa.

Fu un percorso lungo e impervio che lo portò a passare qualche settimana con i ribelli del luogo, i mujaheddin che lo protessero e lo aiutarono a mantenere al sicuro la macchina fotografica e i suoi scatti.

Cercò in tutti i modi, infatti, di salvaguardare le sue opere, le persone che aveva immortalato, la guerra e la storia che aveva documentato, a tal punto da cucirsi i rotoli di pellicola all’interno dei suoi vestiti.

Diede, per la prima volta, la possibilità di guardare in maniera diretta la sofferenza, la speranza e il conflitto vero e proprio, senza filtri o censure.

Steve McCurry fu spinto sempre da una grandissima umanità e curiosità che lo portò a voler scavare sempre più a fondo nelle ripercussioni e nelle intimità dei sentimenti e delle emozioni.

Per lui il dolore e le conseguenze derivate dalla devastazione, dagli scontri e dalle guerre non venivano testimoniate solo dal paesaggio e dall’ambiente, ma si leggevano sul volto delle persone: attraverso uno sguardo intenso, reso libero e in grado di arrivare alla gente più di qualsiasi altro fatto o parola detta.

Nel 1980 la foto dei combattenti mujaheddin venne pubblicata sul New York Times e il suo successo fu subito immediato.

Da questo momento in poi il fotografo si assunse il ruolo di portavoce, un ambasciatore silenzioso, paziente e prezioso.